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Dopo qualche tempo ho incontrato un grande amico: il maestro ATHOS FACCINCANI. Memorabile la descrizione con cui il maestro traccia il senso della sua pittura: "un sorriso, il sole all'alba tra le fronde del mio olivo, il fiume che va o il vento che dolcemente accarezza i pioppi cipressini, gli occhi grandi di un grande cuore ed altro ancora, tanto altro ancora. tutto questo è pittura. Non più racconti raccontati di falsi racconti, storie che rimarranno nei musei a testimonianza di brutte mode, spesso di stupide inventate. Storie di quadri descritti come opere ma troppo bisognosi di parole artefatte o false per essere quadri, comunque quasi sempre racconti di uno splendido periodo di progresso ma arido di sentimenti. è il momento in cui la pittura deve essere pittura e far entrare nella luce, nel sole e nei colori della tela l'uomo e la sua interiorità, accompagnarlo e raccontargli di un villaggio da incontrare e da abitare, un villaggio che sta dentro di noi dove esiste un giardino che è il nostro giardino, quel giardino che sempre abbiamo ricercato. Pittura leggibile e semplice, tra realtà e sogno, che si fonde in una speranza dolce come dolci sono le colline della mia terra. Nella sua biografia trovo essenziale questo passaggio: Il maestro Athos Faccincani nasce a Peschiera del Garda il 29 Gennaio 1951. Negli anni 63-64 , ancora tredicenne, inizia a frequentare lo studio del Maestro Pio Semeghini; frequenta poi le scuole tecniche ed è sempre più presente, intorno agli anni 67-69, negli studi veneziani di Novati, Gamba, Seibezzi. Sempre in questo periodo, conosce a Brescia Ottorino Garosio e Angelo Fiessi. Da allora di strada ne ha fatta tanta, anche se mi piace ricordarlo per le strade del Garda bresciano a ritrarre paesaggi da sogno. Due miei libri hanno in copertina un quadro di Athos Faccincani: IL GIARDINO DEL PETTIROSSO atto 2° e LE AGAVI. Quadri, che mi piace interpretare come due finestre ideali su di un mondo fantastico, fantastico come la sua pittura. Sogni che si accavallano in un immaginario che tutto fa trasparire, come nebbia al mattino che il sole dissolve. Ciao, grande amico mio. Eugenio Farina
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