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Effetto poesia. In una coreografica rappresentazione firmata Eugenio Farina, con l’ausilio pittorico di Athos Faccincani ed i gioielli di Luigi Quaglia, azienda che festeggia il 50° anniversario di attività orafa. Tutto allestito per una promozione internazionale che sbarca a New York per poi approdare a Francoforte, Roma e Milano. L’idea è di quelle forti e portanti di emozioni classiche che guardano avanti nell’orizzonte speciale della cultura e dell’arte. Farina sorride soddisfatto a questa consacrazione esistenziale dei suoi versi che sfruttano il nettare della quotidianità, per far crescere l’armonia romantica di pezzi di vita vissuta ed attimi di ricordo intimista. Andando nel dettaglio di questa iniziativa fatta di sinergie ben calibrate, si vede l’abbinamento di 3 poesie targate Farina, unite ad una serie di serigrafie realizzate da Faccincani. Un connubio che si esalta nell’ulteriore unione a tre collier celebrativi di Quaglia, creazioni particolari che New York esporrà in anteprima mondiale il prossimo 28 luglio per poi sfilare a Francoforte in agosto ed a Roma e Milano in settembre. La storia della poesia di Eugenio Farina parte da lontano. Da un tempo in cui i banchi di scuola davano lustro alla materia ribelle degli anni settanta. Lui era là. Tornito in quel disincanto anti accademico che accendeva le micce del sorriso a più non posso. Eppure, nel contorno ironico e gioviale di media inferiore, la voglia di scrivere ed imbrattare copertine e sussidiari con fraseggi letterari, si manifestava con insistenza e costanza accertata. Erano i primi passi di un vagito lunghissimo portato poi avanti fino alla maturità. Alla base di tutto c’era la voglia di dipingere e rappresentare il mimale costrutto emotivo della quotidianità. Una precognizione evidente di un movimento che oggi affonda solide radici nel panorama letterario soprattutto americano. Al lirismo adolescenziale si rifanno le prove tecniche di una trasmissione tuttora in onda. Difficile comunque coniugare giovanilismi esuberanti all’arte del poetare. Difficile convincere un mondo aperto a costruzioni razionali che vogliono figli tutti protesi a raggiungere obiettivi di sicurezza scontata nei termini. Così Eugenio, appassionato di pittura, non può lenire la sua voglia di espressione attraverso il tratto ed i colori. Ed allora ecco la poesia. Un caleidoscopico universo in cui la realtà figurata viene filtrata e rappresentata in una timbrica sequenza di parole. Ma il percorso non si delinea solo nella ricerca letteraria. Eugenio continua gli studi attraversando altri banchi scolastici per arrivare al diploma. Geometra alla fine. Per vivere fino in fondo una carriera professionale. Ed è il sorriso il motivo dominante della mentalità di Farina. Un piacevole elemento che con creativa convinzione, accompagna il poeta nella sua vita quotidiana. Come a scuola, dove la battuta si compiace di divertenti e goliardiche giocosità, anche nel lavoro, spazio tradizionalmente ovattato di seriosità precostituita, che diventa elemento dinamico di gioia e piacere del vendere. Venditore è dunque l’Eugenio del pane quotidiano. Di case, di parchi giochi e di altre emozionanti certezze dell’imprenditorialità. Ma la poesia, con il suo fascino intrigante e perverso continua e si rinnova attraverso le ormai numerose pubblicazioni. Con la ricerca che continua a dare spazio alle idee di un personaggio che esce dallo schema banale dell’intellettualismo salottiero, per entrare con forza dirompente delle valvole di quel cuore antico e moderno che scoppia in una miriade di versi e di intrattenimenti lirici oggi riconosciuti a livello internazionale che portano un figlio Desenzano al battesimo di un pubblico di vastissima entità. E’ sicuramente questo connubio indelebile di fantasia ed applicazione metodologica lavorativa, che rende possibile l’espressione dialettica del poeta Farina. Senza quest’ultima la regola esponenziale la poesie non potrebbe crescere e rinnovarsi. E’ questa la regola che spesso ingigantisce e migliora il prodotto. Rarissima è infatti l’ipotesi di studi regolari con titoli accademici illustri che portano a traguardi innovativi e di qualità. Impensabile vedere una carriera sormontata da liceo classico, laurea in lettere e subito dopo creazione artistica. Come non è l’accademia delle belle arti che fa il pittore o lo scultore. Creatività significa sofferenza, amore, morte, dolore, fatica, gioia, sorriso ed ironia. Elementi preziosi che non si possono ricavare dal semplice condimento teorico di tipo dottrinale. Pezzi di esistenza da filtrare ed amare con la religiosa e caparbia volontà di entrare nell’interno più profondo dell’animo umano. Sospeso in questo letto di poetica appartenenza al reale sta Eugenio Farina. Un uomo normale. Con una moglie Daniela che l’ha sostenuto nei progetti ed un figlio, Paolo, con il quale condivide con semplice ed accattivante armonia, il complesso percorso di crescita. Immagine normale e rassicurante che galvanizza però altri percorsi di riflessione e di impegno. In questa alcova di speranza. Specchio della realtà che ci circonda, ci sono poi le poesie di Eugenio. Sorridenti e malinconiche guardie del corpo per un sentimento che non potrà mai finire.
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